martedì 21 giugno 2016

Gangaji

La nera signora lo reclamò al nascere del nuovo giorno. Non ebbe fretta. Neppure l'aria sembrava aver fretta quel mattino, e pareva soffermarsi a giocare con i contorni delle cose, bagnandoli e ritraendosi come le onde del mare, (cambiando incessantemente la sua tensione, avvolgeva la terra e gli alberi, nascondendoli alla vista, squarci improvvisi ne permettevano poi visioni parziali, per rivelare infine forme completamente diverse). Il sole già sorto combatteva con le nebbie fumanti che nascevano come sogni passeggeri dal Grande Fiume. Il vecchio sedeva sulla riva, assorto nella sua contemplazione mattutina. Le rughe gli marcavano il volto come i nodi di un vecchio tronco, cicatrici perpetue di rami amputati. I lunghi capelli bianchi si confondevano con la rada barba, folte sopracciglie canute incorniciavano occhi senza età, vecchi come il mondo. A levante i raggi di luce cominciavano a frustare le tremanti increspature acquose, sollevando ondulanti lame di luce. Nella penombra di ponente ardevano gli ultimi bagliori dei fuochi della Foresta, accompagnando i rumori del risveglio del villaggio.

Lei era lassù, scendeva dal freddo Nord insieme al Fiume.